Fondo Mecenati, quello che la Meloni e il decreto non spiegano.

Diritto al Futuro, Ministero della Gioventù

Diritto al futuro è la fiducia in una generazione che non è fatta di bamboccioni, ma di giovani uomini e donne determinati a costruire il proprio futuro e quello dell’Italia.

E’ lo slogan che promuove le misure messe in campo dal Ministero della Gioventù, un pacchetto di iniziative di chiara ispirazione anglo-americana per uno stato meno assistenzialista ma che, specie con il Fondo Mecenati, ha l’ardore di supplire le banche, nelle parole del Ministro Giorgia Meloni, “troppo tarate sulle garanzie più che alla disponibilità al rischio”.
E’ sugli addentellati normativi del bando Fondo Mecenati 2011 che pongo l’attenzione con questo articolo. Il fondo è sicuramente un’opportunità per crearsi e creare occasioni di sviluppo, sostegno e promozione di iniziative imprenditoriali giovanili eppure costruito su un sistema alquanto macchinoso.

Partiamo dalla dotazione finanziaria. Il Fondo Mecenati, a quanto si apprende dal decreto ministeriale del 4 luglio scorso, si dota di 40 milioni di euro.
I richiedenti/mecenati potranno ottenere, fino ad esaurimento risorse, un rimborso del 40% e comunque non superiore a 3 milioni di euro delle somme complessivamente investite per i progetti proposti.
Quali le finalità del Fondo? Si intende promuovere, creare, sviluppare, sostenere l’imprenditoria tra i giovani di età inferiore ai 35 anni, recita il decreto, ovvero sostenere il talento, l’immaginazione, la creatività e le capacità d’innovazione dei giovani di età inferiore ai 35 anni nel campo della cultura, musica, cinema, teatro, arte, moda, design e tecnologia.
A questo punto si urta contro gli spigoli normativi del provvedimento. Le linee guida per la predisposizione dei progetti, spiegano tutto ciò che il decreto non dice.
Illustra compiutamente la sezione 3 delle linee guida, che il progetto, oltre a rispettare le pari opportunità tra uomo e donna, avere una durata compresa tra i 12 ed i 36 mesi, deve avere rilevanza nazionale ovvero un grado di attuazione in almeno 3 Regioni, a pena di esclusione.

Il meccanismo per usufruire del cofinanziamento, prosegue il Ministero della Gioventù sul suo portale, è strutturato in maniera simile al modello dei “Business Angels”: bisognerà, infatti, affidarsi ad un ente o impresa che valuti positivamente la proposta progettuale, e che si attivi presso per recuperare parte del costo sostenuto. I giovani non si relazioneranno con il Ministero, nè con il Fondo, ma potranno solo partecipare ai bandi eventualmente indetti dalle strutture private e realizzati grazie al finanziamento pubblico.
Da qui in avanti entrano in gioco i Mecenati: persone giuridiche private e Raggruppamenti Temporanei di persone giuridiche private, costituiti o costituendi, che abbiano sede legale in Italia, in possesso dei seguenti requisiti:

  • essere regolarmente costituite da almeno 5 anni; nel caso di imprese, le stesse devono essere regolarmente costituite ed iscritte nel registro delle imprese da almeno 5 anni;
  • non versare in alcune delle ipotesi di impossibilità a contrattare con la Pubblica Amministrazione;
  • non trovarsi in stato di liquidazione, fallimento, concordato preventivo ovvero non avere in corso procedimento per la dichiarazione di tali situazioni;
  • aver realizzato negli ultimi due esercizi approvati in caso di imprese, un fatturato globale di almeno 8 milioni di euro; in caso di fondazioni, un patrimonio complessivo pari ad almeno 8 milioni di euro ed in caso di enti giuridici costituiti nella forma di Associazione, un ammontare complessivo di contributi associativi ed entrate a vario titolo pari ad almeno 8 milioni di euro.

In caso di partecipazione sotto forma di Raggruppamento Temporaneo di Operatori l’ultimo requisito è valutato nel complesso del RTO.
Ai Mecenati, strutture private che possono accere al fondo, è quindi richiesto avere una comprovata solidità di fatturato negli ultimi esercizi. Ciò che, nell’idea della Meloni, si vuole fare, è stimolare i privati ad investire sulle eccellenze.
Vien da sè da quanto illustrato che  solo all’esito di una valutazione positiva del progetto presentato da intraprendenti under 35 (i cosiddetti Beneficiari Finali di cui parlerò a breve), che i Mecenati potranno scegliere di o non attivarsi per accedere al Fondo. Naturalmente sulla base delle proprie disponibilità finanziarie (ricordo che il 60% dell’investimento sarà a carico del Mecenate e non oggetto di rimborso nè cumulabile con altre agevolazioni pubbliche previste da normative comunitarie, nazionali, regionali etc.) e del proprio modello di businness. I giovani non saranno in grado di organizzare bussiness con le proprie gambe. Ma si troveranno, nei fatti, a supportare enti privati già affermati.

Nel circoscrivere chi sono i Beneficiari Finali (persone fisiche ed imprese), le linee guida, fissano il requisito anagrafico ed un limite di parentela: oltre ad avere un’età inferiore ai 35 anni, essere residenti in Italia, non devono avere rapporti di parentela entro il terzo grado e/o affinità entro il secondo grado con gli amministratori muniti di rappresentanza del Mecenate.
Per le imprese beneficiarie finali si richiede che:

  • in caso di imprese individuali, il titolare deve essere un giovane di età inferiore ai 35 anni;
  • in caso di società di persone, i giovani di età inferiore ai 35 anni devono rappresentare la maggioranza numerica dei componenti la compagine sociale e devono detenere la maggioranza delle quote;
  • in caso di società di capitali, i giovani di età inferiore ai 35 anni devono detenere almeno i due terzi delle quote del capitale sociale, devono essere almeno i due terzi dei soci e devono costituire almeno i due terzi del totale dei componenti dell’organo di amministrazione;
  • in caso di società cooperative i gioveni di età inferiore ai 35 anni devono costituire la maggioranza numerica dei soci e devono rappresentare la maggioranza del Consiglio di Amministrazione.

Una riflessione, infine, la merita la specifica sul rapporto Mecenati-Beneficiari Finali. “Il progetto, a pena di esclusione, deve essere finalizzato a creare, per i beneficiari finali, concrete ed immediate opportunità lavorative, professionali, o imprenditoriali”. Un’espressione, a mio avviso, priva di contenuto. Eppure è il nodo cruciale di tutto il meccanismo, che qui rischia di incepparsi.
Sul punto nè il decreto, nè le linee guida fanno chiarezza. Come si attiverà il contatto tra i Mecenati ed i giovani? I Mecenati avranno carta bianca, con possibilità di indire bandi, selezioni, gare, concorsi etc? Oppure potranno produrre progetti propri ed andare alla ricerca di persone fisiche e giuriche in grado di rispettare i parametri relativi ai Beneficiari Finali di cui sopra e, per questa via, accedere al cofinanziamento?
E ancora, nè il decreto, nè le linee guida, pur richiamando all’opportunità di dare impulso al settore dell’innovazione, nulla chiariscono in merito alla possibilità di coinvolgere enti di ricerca ed atenei.

Per non parlare dei termini particolarmente ristretti di presentazione delle istanze per ottenere il finanziamento: la corposa documentazione, con le garanzie di assicurazione dei plichi, come spiegato nel decreto, dovrà pervenire al Ministero della Gioventù per essere sottoposto ad una commissione ad hoc solo entro il 2 novembre 2011. Tempi tecnici molto, molto ristretti per valutare la portata dei progetti, approntare bussiness plan adeguati, individuare le risorse da investire ed organizzare la documentazione da spedire, esclusivamente via posta, al dicastero diretto dalla Meloni.
Insomma, numerosi gli interrogativi, e qui indicati solo quelli meno tecnici e più pratici, con l’auspicio di celeri chiarimenti.

Avvocato presso il Foro di Salerno. CEO & Founder del portale Campania Europa.

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